Olio di palma: ecco perché non ti consiglio di usarlo

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Se anche tu hai l’abitudine di controllare le etichette dei prodotti alimentari che acquisti, avrai sicuramente notato tra gli ingredienti  le diciture “olio di palma/palmisti” oppure la generica dicitura “oli vegetali” o “grassi vegetali”. Queste espressioni potrebbero nascondere, tra gli ingredienti, proprio quest’olio di provenienza esotica e sempre meno ben visto sia dal punto di vista salutistico che ambientale.

Pensa che nel 2007, con 28 milioni di tonnellate di produzione globale, era il secondo olio commestibile più prodotto, dopo l’olio di soia, ma che adesso potrebbe aver sicuramente raggiunto e superato.

L’olio di palma si ricava dai frutti dell’omonima pianta (principalmente Elaeis guineensis ma anche da Elaeis oleifera e Attalea maripa) originaria dell’Africa ed oggi coltivata nelle zone tropicali del continente americano e soprattutto in Malesia ed Indonesia.

article 5 img 33Dai frutti di questa pianta si ricavano due diverse tipologie di olio: l’olio di palma estratto attraverso la spremitura dei frutti della palma, denocciolati e cotti, e l’olio di palmisto ottenuto dai semi della palma essiccati, macinati e filtrati.

L’olio di palma  filtrato ha un colore rossastro grazie all’alto contenuto di carotenoidi ed è solido a temperatura ambiente. È solo dopo la raffinazione per bollitura che acquista un colore biancastro (perdendo però i carotenoidi) e viene così utilizzato nell’industria alimentare che tiene conto dei suoi bassi costi.

Va detto che l’olio di palma rosso, usato come tale nei paesi d’origine, è molto più salutare dell’olio di palma raffinato (incolore), per via dei molti antiossidanti in esso contenuti tra cui beta-carotene, squalene, vitamina A e E.

L’elevato contenuto di grassi saturi (in particolare l’acido palmitico), che può raggiungere anche il 50% nel caso dell’olio di palma e l’80% nell’olio di palmisti, lo rende semi-solido a temperatura ambiente e non è purtroppo compensato da un’adeguata presenza di acidi grassi polinsaturi benefici.

Gran parte dell’olio di palma che noi assumiamo attraverso i prodotti industriali, subisce un deterioramento: tutte le lavorazioni che subisce questo olio sono il principale fattore di rischio legato al suo consumo, per la nostra salute.

Diversi studi e gli stessi rapporti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, affermano che ci sono prove convincenti che il consumo di acido palmitico aumenta i livelli di colesterolo nel sangue e porta a un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.  

L’olio derivato dalla palma ha la capacità di promuovere la crescita delle placche aterosclerotiche all’interno delle arterie, che non dipende soltanto dal contenuto in colesterolo, ma anche e soprattutto dall’abbondanza di grassi saturi.

Tuttavia, secondo altri due rapporti pubblicati nel 2010 dal “Journal of American College of Nutrition”, l’olio di palma potrebbe essere un valido sostituto per gli oli vegetali parzialmente o totalmente idrogenati, che sono una fonte molto importante di acidi grassi trans.

Se vuoi saperne di più sui grassi idrogenati leggi l’articolo: La crudele verità sui grassi idrogenati che mangi ogni giorno senza saperlo.

L’olio di palma viene adoperato nei comuni prodotti confezionati, sia dolci che salati, tra i quali prodotti  da forno come crackers e grissini, ma anche merendine di vario genere e biscotti, senza contare alcune delle creme spalmabili più diffuse ed alcuni tipi di margarina, oltre che alcune basi pronte fresche o surgelate per la preparazione di torte salate, pizze, focacce e differenti tipologie di pietanze precotte o prefritte.

La sua presenza negli alimenti confezionati ed in quelli per bambini non interessa soltanto i comuni prodotti da supermercato, ma anche i cibi biologici, anche se ci sono marche che prendono le distanze dagli oli dannosi dichiarandosi completamente “palm oil free”.

È necessario dunque che tu ponga una particolare attenzione alle liste degli ingredienti in qualsiasi luogo tu acquisti un prodotto ed a qualsiasi marchio tu faccia riferimento.

La mia perplessità sull’uso dell’olio di palma non riguarda solo il suo largo impiego nell’industria alimentare e a livello cosmetico (creme, saponi e prodotti detergenti destinati alla cura della persona) ma il fatto di essere un olio molto versatile e disponibile sul mercato a prezzi contenuti rispetto ad altri oli vegetali maggiormente pregiati.

Ciò che ci dovrebbe spingere ad evitare il consumo di prodotti contenenti olio di palma è il fatto di voler proteggere la nostra salute e di diventare consapevoli che questo olio e la produzione industriale di esso è responsabile della devastazione delle foreste millenarie nei luoghi dai quali proviene.

L’immane distruzione di foreste incontaminate che sta avvenendo in Costa d’Avorio, Uganda e Indonesia – e non solo – in sostituzione delle piantagioni di palma è a causa della domanda crescente di un olio di cui il mondo potrebbe benissimo fare a meno, a favore di prodotti decisamente più salutari e sostenibili.

La grande industria alimentare, invece di fornire prodotti di qualità che non si basino dunque su ingredienti così scadenti dal punto di vista nutrizionale, è causa di un forte processo di inquinamento ambientale oltre che un grave danno alle popolazioni indigene che vogliono difendere questi territori che esse abitano da secoli.

L’olio di palma è una fonte calorica molto importante e costituisce un alimento basilare nelle comunità povere delle relative zone di produzione (Indonesia, Malesia, Africa Occidentale, Thailandia e Colombia).

article 5 img 7La coltivazione di palme da olio sta infatti prendendo piede sottraendo terreno a foreste dal valore inestimabile, comprese antiche foreste pluviali caratterizzate dalla presenza di ecosistemi unici al mondo.

La preparazione del terreno per la coltivazione delle palme da olio richiede interventi drastici fatti di incendi in grado di distruggere centinaia di ettari di foreste ogni anno in nome di necessità industriali sempre più frenetiche, contribuendo alla scomparsa di sempre più numerose specie vegetali ed animali, che si trovano improvvisamente deprivate del proprio habitat naturale.

Questa pratica provoca infatti la morte di decine di oranghi ogni settimana, per non parlare di elefanti, tigri e rinoceronti, tutte specie ridotte a poche centinaia di esemplari in una manciata di decenni a causa della distruzione del loro ecosistema.

Ti invito ad andare a guardare il film documentario “Green” di Patrick Rouxel.

Sono principalmente immagini e suoni che testimoniano la spaventosa distruzione della foresta pluviale in Indonesia e tutto ciò che questo comporta. Green è il nome della piccola femmina di orango, vittima della crudele deforestazione che si vede nelle scene iniziali.

Vengono abbattuti gli alberi, viene dato fuoco al terreno, uccisi animali per creare coltivazioni intensive di palme da olio.

article 5 img 41Sarà difficile porre rimedio a tutto ciò se agli interessi delle industrie che impiegano olio di palma non viene sostituita una sincera preoccupazione per le sorti del Pianeta.

Distruggere le foreste pluviali significa dire addio a dei veri e propri paradisi di biodiversità e a dei polmoni verdi che da millenni producono ossigeno necessario alla sopravvivenza di ogni forma di vita, compresa la nostra.

È probabilmente alla luce di tali considerazioni che anche nel nostro Paese è stato dato il via ad una campagna per dire “Stop all’olio di palma nel nostro cibo!”

Usare l’olio di palma al posto di quello extravergine di oliva, ci fa risparmiare qualche centesimo di euro al giorno, ma sicuramente non aiuta a migliorare la già grave situazione nei paesi in cui viene coltivata la palma da olio e non giova sicuramente alla nostra salute.

La nostra salute e il nostro ambiente valgono davvero pochi centesimi di risparmio al giorno?

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